8 marzo Giornata della donna
8 marzo Giornata della donna
Carissimi colleghe e colleghi,anche quest’anno la pagina dei pensionati celebra per l’8 marzo la Giornata internazionale delle donne.Pensieri, riflessioni, incontri. Anche i vostri contributi saranno graditi per arricchire i valori questa nostra pagina.
Un abbraccio e grazie.
Claudia Mirto
La forza nascosta delle donne iraniane
Qualche giorno fa in un negozio di prodotti e alimenti per animali ho conosciuto una giovane dottoressa molto carina. Dalla sua parlata dolce l'ho riconosciuta per straniera e le ho chiesto quale fosse il suo Paese. Sono della Persia, mi ha risposto. L'avevo immaginato. Le ho raccontato che attraverso il cinema ho conosciuto e amo il suo Paese ora sotto le bombe di chi non sa cosa sia un'antica civiltà, una vera civiltà. Persia - ha risposto - non Iran. Il nome antico che definisce una civiltà in cui le donne benché oggi ancora costrette a portare il velo, sono pilastro della società. In cui la famiglia è in buona parte come da noi negli anni Cinquanta. Fatta di solidarietà e valori. Ho visto sullo schermo del cinema storie di ragazze madri in lotta contro tutti per tenersi il figlio rifiutato dai familiari. Donne che contano molto nel rapporto di coppia. Donne coraggiose, professioniste di valore. Abbiamo assistito in tv a proteste di piazza finite nel sangue delle ragazze (sostenute anche da ragazzi) punite dal regime per essersi tolte il velo o averlo indossato male. Ho intervistato tempo fa Shirin Neshat artista e fotografa e Azar Nafusi scrittrice, voci libere che vivono in Occidente, lasciato l'Iran tempo fa come la giovane dottoressa veterinaria. Donne forti. Teocrazia decapitata dalla guerra? Non è ancora detto. Molte iraniane e iraniani gioiscono e sperano che sia così. Purché non si precipiti dalla padella alla brace. Ma l'Iran ha la forza delle donne, una forza nascosta per consentire una transizione che garantisca la conservazione della cultura e delle tradizioni, l'orgoglio d'appartenenza che fanno dei figli dell'antica Persia un grande Paese, in questo senso esemplare nella deriva che la civiltà dell'Occidente sta registrando. (Maria Lombardo)
La festa delle Bambine
"Il 3 di marzo, in Giappone si festeggia l'Hinamatsuri (雛祭り), nota anche come Festa delle Bambole, Festa delle Bambine o Momo no Sekku (桃の節句), che significa "Festa dei fiori di pesco". Una ricorrenza estremamente suggestiva e anche commovente, che mi consente di richiamare, illustrato da una sua foto della Montagna Sacra del Giappone, un bellissimo post di qualche anno fa della mia dolce amica Etna Saito, la donna proveniente dal Sol Levante che visse per 18 anni ai piedi del nostro vulcano e sposò l'Etna con una cerimonia rimasta indimenticabile: "Buongiorno carissimo Mondo!! Salutiamo con Fuji. L'azzurro del cielo è quello di primavera nonostante il Fuji ha la carica di tanta neve. Oggi in Giappone festeggiamo per la sana crescita delle bambine chiamata "la festa dei fiori di pesco" o dagli stranieri "the doll's festival" quindi tanti auguri per la felicità di tutte le bambine e anche alle bambine che abitano nel cuore di tutte le donne".
Mi sembra un pensiero e un augurio di valore universale in un tempo di angoscia come quello che stiamo vivendo". (Gaetano Perricone)
Voto alle donne 80 anni fa
Il voto alle donne compie ottant’anni ed è il voto autentico della democrazia. Per questo doppiamente deve celebrarsi. L’ufficiale riconoscimento alla parità, non fra donne e uomini, ma vogliamo sottolineare forte adesso, di “persone”, come tali, soggetto ognuno di identici diritti ed eguaglianze che finalmente fu legge.
Ma Il voto alla donna ha avuto un suo particolare significato? Senza dubbio, sia numericamente che come amalgama di riflessioni, di esigenze, di speranze.
Nel 1946 dopo l’esperienza della guerra anzi di due guerre, se includiamo che ebbero tessera anche le madri di quelle donne giovani, chiamate all’urna e non più destinate all’obbedienza maritale, di poter scegliere un governo nazionale e il suo orientamento, avvertiamo oggi come ieri che finalmente arrivava il giusto riconoscimento alla “persona donna”. Quella che, comunque, tanto aveva saputo e voluto dare con costanza e sacrificio nel momento del rischio e dell’attesa. Non tutte le donne sono eguali o egualmente riconoscibili nel loro apporto, dobbiamo averlo a mente, ma altrettanto neppure gli uomini lo sono. E conteggi alla mano la presenza nel contesto sociale della componente femminile, è oggi sotto gli occhi di tutti, componente assai significativa. Intanto non solo il diritto al voto, ma una riconosciuta parità di diritti sancita dal legislatore, una revisione che aboliva a favore della donna norme di obbedienza e sottomissione all’uomo, hanno a buon titolo, fatto respirare un’aria nuova. Ed una società che spesso sonno e apatia condannano, sembrò svegliarsi. Oggi come oggi dopo poco più di tre quarti di secolo, celebriamo come dovuto la storica data. Senza vittimismi o esaltazioni. Dicendo ci siamo. Con il voto ci siamo. Ma in politica, giusto che ormai esprimiamo ufficialmente il nostro parere, vorremmo pesare di più. E meglio. Dovremmo essere più numerose nei posti chiave. E pare che possiamo farcela. Ma come donne, poichè abbiamo parità di giudizio nei confronti di chi ci governa o governerà, guarderemo alla PERSONA e donna o uomo che sia, votando e collaborando onestà e discernimento, pretendiamo che superiore responsabilità tocchi a chi ha competenza e coerenza, misura e sobrietà, Una persona, e il sesso viene dopo, che faccia ombra al suo “io” e luce a quanti, tanti, che da lei dipendono. (Egle Palazzolo)
Tessere per la pace
Daniela Dioguardi, moglie, madre, nonna attenta e moderna, un passato di insegnante di lettere, di deputata nazionale, attiva da sempre nel mare dei diritti, dirigente nazionale dell’Unione donne italiane e direttrice della biblioteca Udi siciliana, da più di mezzo secolo non si è mai fermata. Dal 3 aprile 2022 ha organizzato ogni settimana un presidio di donne per la pace attorno alla statua della Libertà di Palermo. “Ne eroi, né martiri di guerra” hanno gridato sventolando simboli e bandiere. No alle bombe, sì ai negoziati hanno intonato con microfoni e volantini per le piazze della città, quelle piazze che avevano già occupato come Donne del digiuno contro le mafie. E quella piazza, Politeama, che sarà teatro nella mattina del 28 marzo del raduno nazionale dal titolo 10,100,1000 Donne per la pace.
Da Bergamo a Modica 85 comuni hanno aderito, centinaia di donne stanno lavorando per stendere nelle loro piazze le trame della Pace. Arazzi, tappeti, reti, abiti, stoffe, bandiere, tende, drappi contro le Stragi e per la Vita di bambini, donne, giovani annientati da una sete di dominio capace solo di distruggere.
Allora, tessere, cucire, ricamare insieme per dare bellezza e valore alla vita. Nel segno di Custodire il Futuro la manifestazione riunirà le donne e gli uomini degli 85 comuni il 20 giugno a Roma. (Claudia Mirto)
