Festa della Libertà: i nostri pensierini
Liberazione da tutte le guerre
Voglio liberarmi dalla guerra, da tutte le guerre. E vorrei anche liberarmi, che il mondo si liberasse degli orrendi artefici delle guerre per i propri interessi di potere o economici: i Putin, i Trump, i Netanyahu, flagelli dell’umanità del nostro tempo. So che è solo utopia, ma per questo 25 aprile 2026 voglio questa utopia. (Gaetano Perricone)
Liberazione dalla paura
Vorremmo liberazione dalla paura. Paura che una umanità che sia degna di riconoscersi e farsi riconoscere come tale, venga sopraffatta dai mostri del terzo millennio. (Egle Palazzolo)
Libertà è anche dire Grazie
Siii liberiamoci da... ma ringraziamo prima e sempre le ragazze i ragazzi i genitori i nonni che hanno combattuto per le ragazze, i ragazzi di oggi. Vivere la libertà, godere della democrazia è il dono più prezioso della esistenza di ogni popolo. Allora, viva la resilienza e viva la sapienza dei padri fondatori della nostra meravigliosa Costituzione. E liberiamoci da chiunque la voglia sfiorare a suon di decreti e referendum. (Claudia Mirto)
Libertà di sperare
Vorrei che tutti potessero festeggiare la Libertà, ma al momento questo non è possibile. E, allora, preghiamo e speriamo che avvenga nell’immediato con la cessazione di tutte le guerre, a partire da Ucraina e Medio Oriente. (Luigi Andò)
Testimoniare con la vita: da Pertini a Canuti
In tutte le famiglie c’è un 25 aprile da ricordare. Chi ha avuto genitori o nonni in guerra ha ascoltato racconti di quello che fu la caduta del Fascismo e l’approdo alla democrazia. Fra tutti i “nonni” della Repubblica il più amato, il più grande dei nostri presidenti: Sandro Pertini. E riascoltarlo e rivederlo nei filmati Youtube rivolgersi a giovani che stavano ad ascoltarlo è un bagno di orgoglio d’essere italiani per aver avuto un presidente come lui che passò 14 anni nelle carceri del regime senza mai arretrare dalle sue convinzioni cosicchè potè dire ai giovani: “Se voi oggi siete liberi anche di dissentire dal mio pensiero è perché nella mia generazione ci sono stati tanti che si sono sacrificati per questo: chi con la vita, chi con la prigionia”. Parole che commuovono ma non basta commuoversi, bisogna che vadano riproposte perché nessuno dimentichi.
Così come va facendo un grande vecchio lo scultore partigiano Nado Canuti, 97 anni, che sta girando l’Italia (è stato anche in Sicilia e vi tornerà) non solo per parlare della sua arte ma della sua vicenda esemplare. Nel settembre del 1943, ragazzino con altri amici raccoglieva armi da consegnare alla Resistenza. Uno degli ordigni gli esplose in mano e Canuti subì l’amputazione della mano sinistra e di alcune dita della destra. Arrestato dai nazifascisti, non si lasciò sfuggire alcuna informazione che potesse essere utile ai nemici. Poi è diventato un grande artista, nonostante la menomazione. Iscritto nel registro ANPI, Canuti espone per un mese alla Casa della memoria di Milano sue opere, alcune delle quali portano il segno della guerra e della Liberazione. (Maria Lombardo)
