Nonuccio Anselmo, l’importanza di farsi “viddano”

27.04.2026 11:23

di Daniele Billitteri

Quando se ne va uno come Nonuccio Anselmo, non si sa mai da dove cominciare: il giornalista? Lo scrittore? Il notabile di provincia? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ma la cosa che mi piace più di tutti è che Nonuccio, nato a Palermo il 9 ottobre del 1946, era diventato recentemente “Cittadino Onorario di Corleone” con tanto di decreto del sindaco e diploma da appendere.  Pensate: un palermitano che desidera per tutta la vita di mollare la metropoli e farsi “viddano” o “peri ‘ncritati”, come lui stesso si definiva. Tutto il contrario di come avviene quando un paesano fa di tutto per mimetizzarsi nella metropoli. Ma non Nonuccio che aveva depurato il provincialismo dalle sue peggiori patologie per restituirlo al fascino del tempo senza fretta, della ricchezza emotiva e affettiva delle piccole comunità, delle dimensioni variabili della Notizia nell’infallibile tam tam dello struscio davanti alla Matrice una domenica mattina prima dell’aperitivo. Tutte cose belle che Nonuccio aveva completamente riabbracciato dopo essere andato in pensione tanti anni fa dopo oltre cinquent’anni di carriera al Giornale di Sicilia.

Nonuccio è stato un giornalista all’antica. Coltivava il “senso della notizia” e teneva il fiuto allenato come un sommelier col Bianco d’Alcamo doc. Ma disertava, meritoriamente, ogni suggestione “complottista” cercando sempre la radice dei fatti per non farsi imbrogliare dal profumo di una rosa fasulla. Era una persona concreta e non aveva bisogno di lavorare nella rassicurante area di prossimità perché quando si allontanava da Palermo, come inviato sulle storie più brutte che la cronaca ci offriva, non perdeva mai quella bussola interna che lo guidava alla radice dei fatti e lo proteggeva dal pregiudizio.

Come avrete capito, questo non è un necrologio perché io Nonuccio lo conoscevo bene e tra di noi c’era un legame di affetto e di stima. Ricordo quando, diventato caposervizio, fu messo a capo del settore che coordinava il lavoro delle redazioni provinciali.  Ed era come un radiotelegrafista in un teatro di guerra capace di distinguere ogni rumore, ogni interferenza, ogni possibile spiegazione. Mestiere antico, mai stressato, mai ostile. Nemmeno coi colleghi, perché tra noi capitava. Da redattore capo fu segretario di redazione che è il posto più scomodo di tutti in un giornale: faceva i turni, gestiva gli inviati, teneva i contatti coi collaboratori, amministrava uomini e note spese. Ce n’era abbastanza per avere tre questioni al giorno. E lui neanche una, mai. Perché era corretto, schietto, concreto interprete di un ruolo che, per quanto difficile, in un giornale è indispensabile. E farlo senza essere una carogna non è da tutti.

Tutte queste cose lui le ha trasferite nei suoi dieci romanzi (alcuni dei quali ho avuto il piacere di presentare) e negli innumerevoli interventi di saggistica e storia della Provincia siciliana. Ma non come un professore di scuola media, fiore all’occhiello della Proloco cittadina. Nonuccio era, senza offesa, un vero intellettuale perché aveva un rapporto quasi passionale col territorio e con i suoi stili di vita. I suoi romanzi non sono solo storie ma paradigmi di come vive e pensa la Provincia, di come le cose possano essere viste in maniera spesso diametralmente opposta a secondo del punto di vista. Storie originali, come quella del paesano che viene ritenuto, a torto, fortunato vincitore di un premio alla lotteria. E chi mette il naso in queste satire spesso ingarbugliate? Un commissario Montalbano? Un maresciallo dei Carabinieri? No: un comandante dei vigili urbani. Ecco il trionfo e la vendetta di un peri ‘ncritati. Difficilmente il capo dei “puntunieri” palermitani avrebbe potuto aspirare a un privilegio del genere.

A metà gennaio gli avevo mandato il file col mio ultimo libro per sentire cosa ne pensasse. Lui mi rispose che se non pubblicavo “nel giro di qualche mese” mi avrebbe tolto il saluto. Ho avuto il tempo di vederlo a Corleone un paio di mesi fa per presentare il suo ultimo libro “Sottosopra” e io gli ho detto che non gli avrei dato motivo per togliermi il saluto perché il mio libro sarebbe stato pubblicato prima dell’estate. Lo avvertii che gli avrei chiesto di presentarmelo. Lui mi chiese di sbrigarmi. “Perché di tempo da perdere non ne abbiamo”. Messaggio ricevuto Nonuccio mio.