Pensioni, una doppia erosione: nuovi coefficienti e drenaggio fiscale minacciano il potere d’acquisto

26.10.2026 18:21

Il nuovo decreto del ministero del Lavoro riduce i coefficienti di calcolo delle future pensioni. L’Ungp Veneto richiama l’attenzione anche sugli effetti della pressione fiscale.

Una nuova riduzione delle future pensioni si profila dal 1° gennaio 2027. Il ministero del Lavoro, con decreto del 16 ottobre 2026, ha aggiornato i coefficienti di trasformazione del montante contributivo, cioè i parametri utilizzati per convertire i contributi accumulati durante la vita lavorativa in pensione annua.

Il meccanismo è semplice: al momento del pensionamento, il capitale contributivo individuale viene moltiplicato per un coefficiente che varia in base all’età. Dal prossimo gennaio questi coefficienti diminuiranno. A 67 anni si passerà dal 5,608% al 5,514%, con una riduzione dell’1,68%; a 65 anni dal 5,250% al 5,166%, pari all’1,60%.

Un esempio, preso da Dataroom di Milena Gabanelli pubblicati sul Corriere della Sera, chiarisce gli effetti: con un montante contributivo complessivo di 300mila euro, a 67 anni la pensione annua lorda passerà, a parità di condizioni, da 16.824 a 16.542 euro. Significa 282 euro lordi in meno all’anno. La revisione, legata ai parametri demografici e all’aspettativa di vita, riguarderà le nuove pensioni calcolate con il sistema contributivo e la relativa quota dei trattamenti misti. Non verranno invece ridotte le pensioni già liquidate.

Per i giornalisti, in particolare quelli ex Inpgi confluiti nell’Inps, la novità si inserisce in un quadro previdenziale già segnato da carriere discontinue, prepensionamenti e retribuzioni spesso inadeguate.

Ma c’è un secondo fenomeno che interessa anche chi è già pensionato: il “drenaggio fiscale”. Quando le pensioni vengono rivalutate per compensare l’inflazione, l’aumento nominale può determinare un maggiore prelievo Irpef, perché scaglioni e detrazioni non vengono automaticamente adeguati al costo della vita. L’assegno cresce sulla carta, ma una parte del recupero viene assorbita dalle imposte.

I due meccanismi operano in momenti diversi, ma producono un effetto convergente: il primo può ridurre l’importo iniziale delle future pensioni; il secondo può erodere il valore netto dei trattamenti. Anche le pensioni medio-basse non sono immuni, sebbene l’impatto vari secondo reddito, composizione dell’assegno e situazione fiscale individuale.

«Non possiamo accettare che la tutela previdenziale venga progressivamente indebolita da automatismi che, pur rispondendo a logiche tecniche e contabili, finiscono per pesare sui redditi dei pensionati», dichiara Giuliano Doro, presidente dell’Ungp Veneto che conclude: «Chiediamo una riflessione sulle regole di calcolo delle future pensioni, una rivalutazione capace di difendere il potere d’acquisto e interventi per neutralizzare il drenaggio fiscale. È una questione di equità che riguarda non soltanto i pensionati di oggi, ma anche i giornalisti in attività. Difendere le retribuzioni e la continuità contributiva significa difendere le pensioni di domani».