Testimoniare con la vita: da Pertini a Canuti
In tutte le famiglie c’è un 25 aprile da ricordare. Chi ha avuto genitori o nonni in guerra ha ascoltato racconti di quello che fu la caduta del Fascismo e l’approdo alla democrazia. Fra tutti i “nonni” della Repubblica il più amato, il più grande dei nostri presidenti: Sandro Pertini. E riascoltarlo e rivederlo nei filmati Youtube rivolgersi a giovani che stavano ad ascoltarlo è un bagno di orgoglio d’essere italiani per aver avuto un presidente come lui che passò 14 anni nelle carceri del regime senza mai arretrare dalle sue convinzioni cosicchè potè dire ai giovani: “Se voi oggi siete liberi anche di dissentire dal mio pensiero è perché nella mia generazione ci sono stati tanti che si sono sacrificati per questo: chi con la vita, chi con la prigionia”. Parole che commuovono ma non basta commuoversi, bisogna che vadano riproposte perché nessuno dimentichi.
Così come va facendo un grande vecchio lo scultore partigiano Nado Canuti, 97 anni, che sta girando l’Italia (è stato anche in Sicilia e vi tornerà) non solo per parlare della sua arte ma della sua vicenda esemplare. Nel settembre del 1943, ragazzino con altri amici raccoglieva armi da consegnare alla Resistenza. Uno degli ordigni gli esplose in mano e Canuti subì l’amputazione della mano sinistra e di alcune dita della destra. Arrestato dai nazifascisti, non si lasciò sfuggire alcuna informazione che potesse essere utile ai nemici. Poi è diventato un grande artista, nonostante la menomazione. Iscritto nel registro ANPI, Canuti espone per un mese alla Casa della memoria di Milano sue opere, alcune delle quali portano il segno della guerra e della Liberazione.
Maria Lombardo